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il 996


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il 996 è la rivista quadrimestrale del Centro Studi Giuseppe Gioachino Belli che il cubo edita dal 2008.

 

 

 

 

 

 

 

   

Oltre alle consuete rubriche, il numero 2 del 2017 contiene gli interventi presentati durante il convegno di studi:

 

“Li teatri de mó” 
Belli e il teatro della prima metà dell’Ottocento: spazi, testi, autori

 

• Li teatri de mó
di Marcello Teodonio

• Lineamenti della scena teatrale di prosa in Italia al tempo di Belli
di Donatella Orecchia

• Gli spazi teatrali a Roma nella prima metà del XIX secolo
Immagini e trasformazioni attraverso le testimonianze dell’epoca
di Monica Capalbi

• Belli e il teatro musicale nella Roma della Restaurazione
di Giorgio Monari

• Cummedie nove, falsette e pantomimme
Il teatro nella Roma dell’Ottocento dai burattini alla compagnia Tacconi
di Giulio Vaccaro

• ’Na fetta de commedia a Ttordinone
Il teatro nei sonetti di Belli
di Marcello Teodonio

 • “Li teatri de mó” materiali illustrativi per la mostra su temi, luoghi e protagonisti del mondo del teatro ai tempi di Belli

• Tra passione ed esigenza morale
Il teatro nell’epistolario belliano
di Davide Pettinicchio

• Belli recensore/censore
di Franco Onorati

• Il teatro nello Zibaldone di Belli
di Emilio Flaviano Giuri

• Due commedie e un dramma tradotti dal francese da Belli
di Laura Biancini

• Con disciplina ed onore
La lezione di Luca Serianni
di Giulio Vaccaro

 

 

 

 

sommari

numero 2 del 2017

Dall'editoriale di Marcello Teodonio

 

La chiave più autentica della poesia di Belli (in questo davvero analoga a quella di Dante) consiste nella capacità di essere sempre tutta dentro la realtà (l’ottica del «monumento»), che viene ritratta con assoluta scrupolosità e attendibilità, e al tempo stesso di rappresentare quella stessa realtà in una prospettiva metaforica di grandi intuizioni esistenziali: in questo consiste e si alimenta il suo «dramma», il suo comico tragico, la sua lingua «abietta e buffona», il suo “umorismo” […] Il tema del teatro, e cioè della rappresentazione, tanto realistica quanto metaforica, della realtà è dunque centrale nella scrittura di Belli che, come sempre, riesce a sintetizzarlo nei suoi versi […] Si ricordi poi che all’epoca il teatro era uno spazio fondamentale per la vita di Roma, frequentato da tutti i ceti sociali, espressione coerente del contesto tipico e irripetibile di quella città, «dove le scenografie delle cerimonie pubbliche religiose (tra cui quelle grandiose della Settimana Santa) e laiche (su tutte il Carnevale) segnavano il calendario della vita di ognuno». Il tema del teatro nei sonetti di Belli è dunque centrale e questo numero della rivista lo affronta nella complessità delle questioni e ne rappresenta a oggi la sintesi più completa e organica. Alla ricca e documentata introduzione generale della situazione del teatro in Italia ai primi dell’Ottocento, curata da Donatella Orecchia, seguono l’analisi di Monica Capalbi sugli spazi teatrali a Roma nella prima metà del XIX secolo (una ricostruzione che unisce dati urbanistici, architettonici, istituzionali) e quella di Giorgio Monari dedicata al teatro musicale (da ricordare le frequentazioni di amicizia di Belli con Donizetti, Piave e Verdi). L’analisi di Giulio Vaccaro sul teatro popolare (e dialettale) nella Roma dell’Ottocento, dai burattini alla Compagnia Tacconi, completa il quadro. Questi quattro saggi, nei quali peraltro i riferimenti a Belli sono costanti, rappresentano la trama in cui collocare gli affondi specifici e “interni” a Belli: una antologia dei sonetti su tutti gli aspetti della questione, scelta effettuata da chi scrive questa nota, che parte dalla constatazione che «la quantità di materiale presente nelle scritture di Belli, in dialetto e in lingua, relativamente al tema del teatro è talmente vasta da rendere impossibile qualsiasi relazione che ne possa esaurire la complessità degli aspetti»; l’indagine sulla presenza del tema nelle altre carte, private e pubbliche, di Belli: le lettere, affidate al massimo studioso di quell’epistolario, Davide Pettinicchio; gli scritti critici del Belli “giornalista”, curati da Franco Onorati; le pagine oggi ancora inedite, e dunque per la prima volta compulsate, dello Zibaldone, curate da Emilio Flaviano Giuri. Da ultimo l’analisi di Laura Biancini, massima studiosa della questione dei rapporti tra Belli e il teatro, sui tre testi teatrali italiani di Belli (traduzioni dal francese), due commedie e un dramma. L’inserto a colori vuole documentare la mostra organizzata, in occasione del convegno, all’Archivio Storico Capitolino, che ripercorre temi, luoghi e protagonisti del mondo del teatro ai tempi di Belli. Questo numero dunque prosegue in alcuni impegni del nostro Centro Studi: unire rigore della ricerca e chiarezza delle esposizioni; dare spazio a studiosi di tutte le età; proporre itinerari di ricerca originali e fondanti.
Voglio infine concludere con un doveroso omaggio al caro Luca Serianni, che ci onoriamo di avere come socio del nostro Centro Studi: come è noto, il professore ha terminato il suo formidabile percorso di docente con una lezione alla Sapienza; alla folla riunita all’Università si è voluto idealmente associare anche tutto il Centro Studi affidando il saluto a Giulio Vaccaro, nostro socio già allievo di Luca Serianni.