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una ricerca d'inediti


ricerca di inediti di poesia dialettale degli ebrei d’Italia

 Verso la Poesia dialettale degli ebrei d’Italia
(dall’Unità al secondo dopoguerra)
 

 

Tra Otto e Novecento gli ebrei italiani – da molto tempo non più bilingui e nella maggior parte dei casi stanziati nella penisola da secoli – in contesti informali parlavano ancora dialetti moderatamente farciti di parole ebraiche, a volte identiche a quelle dei testi sacri, più spesso trasformate, nel suono e nel significato, dal contatto con le parlate locali. Cittadini italiani a tutti gli effetti, conservavano tuttavia un’identità culturale in cui, dopo secoli di diaspora e di vita nei ghetti, l’orgoglio per l’emancipazione si mescolava alla fierezza per la propria diversità, il forte senso di appartenenza alla comunità locale e nazionale a un ineliminabile residuo di estraneità, o meglio di familiarità con le comunità ebraiche radicate altrove. Ambivalenti sono anche i dialetti “giudeo-italiani”, varietà in cui l’ebraico biblico si abbassa a descrivere una quotidianità umile, fatta di minuti aneddoti locali e familiari, innalzati da parole solenni originariamente usate per eventi epocali, universali. In queste parlate gnolam e kasser diventano sinonimi: al centro dell’universo (gnolam) c’è quel che resta del ghetto (kasser), con i suoi angusti cortili e i suoi indimenticabili abitanti. In questo universo pericolante, in cui la “bufera” è solo un presagio e gli sventramenti degli antichi quartieri ebraici una realtà quotidiana e simbolica, non pochi ebrei cólti, anche per salvare idealmente dalla distruzione i luoghi e le memorie che portano in sé, compongono versi in una lingua anch’essa in via di estinzione, minacciata dall’avanzata dell’italiano e dall’abbandono delle tradizioni avite. Nel 2007 tornano alla luce, sotto forma di tesi di laurea, i due quaderni autografi con le poesie, quasi interamente inedite, di Annibale Gallico (1876-1935), un medico ebreo mantovano che come altri della sua generazione – primo fra tutti il romano Crescenzo Del Monte (1868-1935) – fissa in versi facili, e non di rado felici, il dialetto parlato dalle famiglie ebraiche della sua città. Dalla soffitta milanese del nipote, passando per l’università di Pavia, nell’arco di qualche anno le poesie “giudeo-mantovane” di Gallico arrivano all’Accademia Nazionale dei Lincei. Quante di queste poesie dialettali impreziosite di parole ebraiche sono ancora nelle scatole dei ricordi? Questo è quello che vorremmo scoprire per poter pubblicare un’antologia di poesia dialettale degli ebrei d’Italia (dall’Unità al secondo dopoguerra) ricca di testi inediti. Alle famiglie italiane, ebraiche e non, che vogliano salvare le memorie poetiche dei propri avi affidandole alle future generazioni, la nostra gratitudine e la garanzia di uno studio e di una pubblicazione fatte con kavanah, cioè con dedizione, nella certezza che studiarle e divulgarle sia il modo migliore per tenere in vita queste testimonianze di grande valore storico e linguistico.

Sara Natale e il Cubo editore

Per informazioni e segnalazioni scrivete a: info@ilcubo.eu

Sara Natale (Milano, 1983) – Filologa, collaboratrice della Fondazione Ezio Franceschini di Firenze e docente a contratto all’Università per Stranieri di Siena, ha curato la pubblicazione delle poesie giudeo-mantovane di Annibale Gallico, Storie vecie. Edizione critica e commentata, glossario dei termini giudeo-mantovani, prefazione di Cesare Segre, Roma, Accademia Nazionale dei Lincei («Memorie lincee. Scienze morali, storiche, filologiche»), 2014 (http://www.scienzeelettere.it/book/48865.html).

 

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